Fotografare la vita di tutti i giorni. Come raccontare la quotidianità.

Fotografare la vita di tutti i giorni. Come raccontare la quotidianità.

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Come si fotografa la quotidianità? Fotografare la stessa strada, gli stessi luoghi è difficile perché in campo entra la monotonia, sostantivo femminile che indica una sgradevole ripetizione e causa di noia provocata dal ripetersi di medesimi fatti o situazioni.

La vita quotidiana può sembrare noiosa, ma ci dobbiamo rendere conto che è bella e ricca di piccoli dettagli che possono stuzzicare la nostra curiosità.

Fotografare la quotidianità

Questo articolo nasce da un commento ricevuto sul mio profilo Instagram, un commento diverso da tutti gli altri, non era il semplice: bella foto o pollici in su e cuoricini.

Foto di Daniele Trombetti

Il commento ricevuto è arrivato su questa foto, da un profilo che organizza viaggi per fotografi e recitava praticamente così:

Mi piacciono le tue foto fatte “sotto casa.” So quanto sia difficile raccontare la quotidianità.

Non conosco personalmente la persona che gestisce il profilo e il tour operator per fotografi ma ho avuto modo di parlarci al telefono un paio di volte.

Incuriosito dal commento, replico al messaggio per sapere se pensava veramente quelle cose dei miei scatti e la risposta non è tardata ad arrivare.

So quanto sia difficile perché il mio lavoro è organizzare viaggi per fotografi in tutto il mondo. Quando vai a New York o in Laos di stimoli ne hai a milioni. Fare foto a Velletri, Latina o Cisterna è molto più difficile, soprattutto per chi ci vive ogni giorno.

Non avevo mai pensato alla quotidianità da fotografare, perché quando esco per scattare qualche foto, lo faccio con lo zaino in spalla e con le scarpe comode. I luoghi delle mie foto sono all’incirca sempre quelli e ogni volta che vado, trovo sempre qualcosa di diverso a cui scattare.

Però questo commento mi ha molto incuriosito, quindi dopo averlo riletto, ho scritto sul gruppo Whatsapp dell’associazione fotografica e ho chiesto ai soci cosa ne pensassero. Dopo una “bella chiacchierata” via chat ho cominciato a cercare su internet alcune risposte alla domanda; è difficile fotografare la quotidianità?

Mi sono imbattuto in una recensione di un libro quasi introvabile e solamente in inglese dal titolo Close to Home. Finding great photography in your own backyard, ovvero “Vicino a casa”. Scattare belle fotografie nel proprio cortile.

L’idea di questo libro sembra essere partita da una domanda sul blog dell’autore:

“Dove vivo, tutto è così comune rispetto ad altre parti del mondo. Cosa posso fare per creare qualcosa di unico che differisca? “

Vi faccio una domanda seria. Fotografare la quotidianità è difficile? Scattare foto sotto casa e trovare nuovi stimoli è fattibile?

Molti associati hanno risposto sì, fotografare sotto casa è fattibile e all’unisono hanno messo in primo piano i sentimenti e le emozioni.

Fotografare è questione di sentimenti

Per fotografare ci vogliono le emozioni. Chiacchierando con altri amici è uscito fuori sempre la stessa cosa, le emozioni servono, e il problema allora non è fotografare la quotidianità ma cercare nuovi stimoli in essa.

Il blocco dello scrittore potrebbe anche accadere al fotografo amatoriale o professionista e la routine giornaliera potrebbe spegnere quella fiammella che abbiamo dentro.

Questo accade per ogni cosa nella vita, anche i più forti sodalizi si possono rompere per la monotonia quotidiana.

Per abbattere la monotonia non necessario viaggiare, anche se viaggiando si hanno spunti per scattare nuove foto e realizzare nuovi video, ma si devono cercare nuovi stimoli fotografici.

Per esempio, stando a casa, si può trovare un modo per realizzare uno scatto straordinario come questo qui sotto.

Uno splendido scatto di Alessandro Gionni

Non è quindi il luogo che stimola nuovi scatti fotografici ma la mente creativa e il saper osservare.

Nel libro, Fotografia creativa di Franco Fontana, nelle ultime pagine, si possono trovare degli esercizi che il maestro assegna ai suoi allievi. Tra questi esercizi ce n’è uno che fa proprio al caso nostro.

Si chiama “L’esercizio del viaggio”. Il compito consiste nell’educare i propri occhi ad osservare uno spazio conosciuto come se fosse nuovo.

Esplorare la propria casa con la macchina fotografica in mano e cercare di non dare tutto per scontato. Quello che suggerisce Fontana è di modificare il rapporto abituale che si ha con i luoghi che conosciamo.

Questo si può applicare facilmente anche al nostro paese, quartiere o via. Osservare con occhi nuovi.

Vi confesso che ho provato un paio di volte a iniziare questo esercizio e questo è uno scatto raccolto. Quando si conosce un luogo si deve cercare, magari, di giocare con la luce e le ombre.

Fotografare il luoghi che conosciamo non è facile

Sempre nello stesso libro, e a incipit di questo esercizio, c’è un aforisma che recita:

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” Marcel Proust

Un altro caro amico fotografo, a cui ho posto la stessa domanda, mi ha ricordato i lavori di Luigi Ghirri, regalandomi queste testuali parole:

Ti rispondo con passione. Il mio intento è proprio quello di appoggiarmi fotograficamente alla quotidianità. Dico “appoggiarmi” proprio perché la sfida difficile è quella di non rendere, per me, speciale ed invasivo, un rapporto che dovrebbe mantenere leggerezza e “giusta distanza”…se vuoi una risposta per la fattibilità e gli stimoli, ti invito a guardare Luigi Ghirri, lui ha davvero insegnato a guardare con dignità le cose e le persone della vita di tutti i giorni.

In effetti, andando a riprendere il libro Lezioni di Fotografia, mi sono accorto di quanto abbia cambiato il modo di fotografare di tante persone, compreso il mio.

Foto ispirata da un’opera di Luigi Ghirri

Il libro è una raccolta di lezioni trascritte, che Ghirri tenne all’Università del Progetto di Reggio Emilia. Le fotografie di Luigi Ghirri nobilitavano la normale quotidianità con colori molto tenui e senza mai andare a cercare il “troppo”.

Osservare attraverso il mirino

Questi due libri che non dovrebbero mai mancare nella libreria di qualsiasi fotografo, non sono manuali tecnici, sono dei viaggi mentali che due grandi della fotografia mondiale hanno fatto e trasmesso.

Difficilmente si parla di tecnica fotografica ma di come vedere, o meglio, osservare attraverso la macchina fotografica.

Ecco! La soluzione potrebbe essere quella di osservare. La frenesia e la fretta ci permettono solo di guardare senza capire cosa ci circonda.

Guardare e osservare, anche se sinonimi, sono ben diversi. Il primo verbo è superficiale, si guarda qualcosa con la vista in maniera poco approfondita o involontaria.

Osservare invece è negli occhi di chi ha tempo, di chi sa rallentare. Si osserva per capire, assaporare cosa si sta guardando.

Chi guarda non ha tempo e i sentimenti di tempo ne vogliono. Osservare un vicolo, il sole che crea un gioco d’ombra con gli scalini.

Le lenzuola stese o un muro che spicca sul tetto rosso della palazzina sottostante oppure delle mollette da bucato che creano un gioco tra i fili.

Foto di Daniele Trombetti per il progetto fotografico “A testa alta”

Soluzione per fotografare la quotidianità

Allora la soluzione è prendere tempo, saper osservare e cogliere ogni singolo momento della vita quotidiana.

Dopo questa lunga riflessione, il commento ricevuto lo prendo come un complimento e lo incornicio.

Gli spunti fotografici continuerò a cercarli ovunque, immaginando situazioni e magari tornando nello stesso posto a orari diversi per vedere come la luce influisca.

Per finire vi suggerisco un esercizio che faccio spesso.

Se fossi un turista nella mia città, cosa troverei interessante, strano o esotico?

Prendete la macchina fotografica e uscite ad osservare ogni situazione e vedrete che la quotidianità non è poi così monotona.