La street photography è ancora possibile?

La street photography è ancora possibile?

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Quando si parla di fotografia e fotografi, vengono in mente subito due o tre nomi eccellenti che hanno basato la loro carriera sulla street photography.

Prendiamo il più grande di tutti; Henri Cartier-Bresson, genio del fotogiornalismo e del reportage, con i suoi scatti ha raccontato la quotidianità umana.

Altro nome venuto alla ribalta poco più di dieci anni fa, ma che fotografava la gente in strada agli inizi degli anni Sessanta, è Vivian Maier, storia romantica di una tata fotografa.

Oppure pensiamo a Robert Doisneau, o a William Klein, o alla bravissima Letizia Battaglia. Tutti fotografi che sapevano catturare l’attimo, occhi velocissimi per anticipare i tempi e mente straordinaria per sapere già cosa stesse per accadere.

Questi personaggi che hanno fatto avvicinare alla fotografia tantissime persone, sarebbero divenuti famosi se avessero iniziato a scattare oggi e dovuto rispettare la privacy?

Oggi è difficilissimo scattare fotografie in strada. Non riesco proprio a immaginare Bresson che dopo aver scattato, si avvicinava al soggetto per chiedere di firmare la liberatoria, oppure ancor peggio, chiedere il permesso prima di scattare perdendo tutta la naturalezza del soggetto.

In alcuni documentari, Bresson non voleva neanche essere ripreso per non svelare la propria identità e non lo faceva per vanità, ma semplicemente per non farsi riconoscere in modo da poter girare in strada e poter tranquillamente scattare senza destare sospetti. Se lo avessero riconosciuto, si sarebbe rovinato il momento magico.

Con la questione della Privacy, si è posto fine all’arte del saper cogliere il momento. Un fotografo o aspirante tale, non potrà mai sognare di diventare un Doisneau, un Klein o una Battaglia.

Dati biometrici, liberatoria e gdpr

Parliamoci chiaro; chi di noi firmerebbe un foglio dove ci vengono chiesti, da un perfetto sconosciuto, i dati personali per la liberatoria per la foto? Nome, Cognome, Data di nascita e luogo di residenza.

Il doppio salto mortale si otterrebbe se la persona fotografata accettasse di firmare.

Si trovano molti modelli per richiedere la liberatoria a scattare e pubblicare foto, ma a mio avviso, non sono aggiornate e non trattano mai l’argomento GDPR per il trattamento dei dati.

Unica liberatoria completa, sempre a mio avviso, l’ho trovata nella sezione documentazione del sito A.I.F.

Ammettendo che qualcuno si fidi e ci firmi la liberatoria, dovremmo anche informare la persona come andremmo a conservare i dati che ci vengono rilasciati. Infatti, come estrema conseguenza, con la messa in vigore del GDPR europeo, dovremmo dichiarare anche come verranno conservarti i dati della persona, visto che abbiamo i suoi dati biometrici (fotografia) e i suoi dati anagrafici.

Credo personalmente che una persona davanti a tutta questa noiosissima burocrazia, ci chieda immediatamente di cancellare la foto appena scattata.

Oltre a queste idee confusionarie che mi gironzolavano per la testa, me ne viene ancora una. Se dovessimo partecipare ad un concorso fotografico e la nostra foto ritraesse un soggetto a cui abbiamo chiesto la liberatoria e che gentilmente ce l’ha concessa, come ci si deve comportare, quando gli organizzatori del concorso ci dovessero chiedere anche la liberatoria per far iscrivere la foto al concorso?

In quel caso sto dando a terzi dei dati sensibili di una persona apparentemente estranea al contesto. E come faccio a sapere come tratteranno a loro volta i dati del soggetto in fotografia?

Quindi non credo che qualcuno di noi, fotografi amatoriali, possa diventare un Bresson. Potremmo continuare a fotografare paesaggi e persone solamente di spalle.

La burocrazia ha messo fine alla bellezza dell’attimo.

Bresson affermava: “Le fotografie possono raggiungere l’eternità̀ attraverso il momento” ma con le attuali leggi, il momento è definitivamente perso e le fotografie saranno desolatamente perse nell’oblio.